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Testo Fonte: www.journals.plos.org
Il numero dei parti cesarei è in crescita in tutto il mondo e, in particolare, sono in aumento i cesarei senza “indicazione medica”. In letteratura, inoltre, sono ben descritte le associazioni del parto cesareo a breve termine, ma le donne non sono altrettanto adeguatamente informate sui rischi e i benefici a lungo termine.
Il numero dei parti cesarei è in crescita in tutto il mondo e, in particolare, sono in aumento quelli senza “indicazione medica”. In letteratura, inoltre, sono ben descritte le associazioni del parto cesareo a breve termine, ma le donne non sono altrettanto adeguatamente informate sui rischi e i benefici a lungo termine, per loro stesse, i loro figli e le future gravidanze. In questo contesto si inserisce la revisione sistematica appena uscita, che vuole sintetizzare appunto le prove disponibili sulle associazioni a lungo termine.

Cosa hanno esaminato gli autori?

Gli autori hanno realizzato una revisione sistematica ricercando studi randomizzati controllati e studi di coorte prospettici di grandi dimensioni, che abbiano valutato i risultati a lungo termine del cesareo rispetto al parto vaginale. Dagli studi è stato riscontrato come il parto cesareo sia associato a ridotta incontinenza urinaria e prolasso degli organi pelvici nella madre e con aumentate probabilità di asma e obesità nel bambino.
Il parto cesareo è associato alla futura subfertilità e a molti rischi nelle successive gravidanze, come ad esempio placenta previa, rottura uterina e morte del feto.

Cosa indicano questi risultati?

Questi risultati potranno aiutare a migliorare la discussione tra medici e pazienti sulle modalità del parto. Le pazienti avranno maggiori informazioni circa potenziali rischi e benefici a lungo termine. Occorre però tener presente che la maggior parte dei dati inclusi nella revisione proviene da studi osservazionali eseguiti in paesi ad alto reddito e ciò implica necessariamente che i risultati devono essere interpretati con cautela.

Per saperne di più:

quadratino Long-term risks and benefits associated with cesarean delivery for mother, baby, and subsequent pregnancies: Systematic review and meta-analysis
Keag OE, Norman JE, Stock SJ.
PLoS Med. 2018 Jan 23;15(1):e1002494. doi: 10.1371/journal.pmed.1002494. eCollection 2018 Jan
OPEN ACCESS



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Testo Fonte: www.bmj.com
Vari studi hanno fino ad oggi  evidenziato come alcune patologie croniche singole possano predisporre all’insorgenza di forme tumorali. Nello studio appena pubblicato dal BMJ, gli autori hanno considerato l'effetto combinato delle principali malattie croniche e/o di “markers” sul rischio di tumore.
Vari studi hanno fino ad oggi evidenziato come alcune patologie croniche possano predisporre all’insorgenza di forme tumorali, ma le indagini avevano considerato malattie singole e non in associazione.

Nello studio prospettico di coorte, pubblicato sul BMJ, gli autori hanno analizzato i dati riferiti a più di 400mila persone per un periodo di quasi 9 anni.
I partecipanti allo studio non avevano precedenti di tumore ed avevano completato un questionario sulla propria anamnesi e i propri stili di vita, sottoponendosi ad una serie di esami tra il 1996 e il 2007. Sono state considerate contemporaneamente diverse delle principali malattie croniche e/o di “markers”: questo ha permesso la stima del loro effetto congiunto sul rischio di tumore.

Dallo studio è emerso che le malattie cardiovascolari, il diabete, l'insufficienza renale e quella polmonare e l'artrite sono significatamente associati ad un aumento del rischio di tumore e di mortalità.
Infatti questi fattori contribuiscono a oltre un quinto dei tumori incidenti e a più di un terzo delle morti per cancro, con dati paragonabili al contributo combinato di cinque fattori di rischio negli stili di vita.

Tra le persone che facevano attività fisica regolare però, sottolineano gli autori, l'aumento del rischio diminuisce del 40%. Le malattie croniche devono essere quindi considerate nella prevenzione dei tumori e i risultati di questo studio possono avere delle implicazioni per lo sviluppo di nuove strategie.

Per saperne di più:

quadratino Cancer risk associated with chronic diseases and disease markers
Tu H, Wen CP, Tsai SP, Chow WH, Wen C, Ye Y, Zhao H, Tsai MK, Huang M, Dinney CP, Tsao CK, Wu X
BMJ 2018;360:k134 doi: https://doi.org/10.1136/bmj.k134
OPEN ACCESS
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Testo Fonte: www.bmj.com
La tabella delle occasioni sprecate rinunciando a smettere di fumare pubblicata nel 2000 sul BMJ, già anticipava il risultato della meta-analisi appena uscita. Sono passati svariati anni da quella lettera ed i problemi direttamente collegati al fumo sono stati sempre indagati. Gli autori della meta-analisi concludono che fumare anche solo una sigaretta al giorno comporta un rischio elevato di sviluppare malattie coronariche e ictus.
Molti anni fa, BMJ pubblicò una lettera in cui gli autori sulla base di importanti e rilevanti report, asserivano che ogni sigaretta fumata equivale a 11 minuti di vita persa.
Particolare era la tabella inserita nel testo della lettera. Merita di essere ricordata da tutti, soprattutto dai medici e dagli altri operatori sanitari: può essere un ulteriore “incentivo” alla cessazione del fumo.

Riportiamo qui sotto la tabella delle opportunità guadagnate smettendo di fumare in forma grafica più diretta (ripresa da: Time for a smoke? One cigarette reduces your life by 11 minutes. Shaw M, Mitchell R, Dorling D. BMJ 2000;320:53). Il suo significato però rimane invariato.

In undici minuti si puo' fare sesso ''frenetico'', oppure telefonare ad un amico o fare una passeggiatina veloce o leggere un quotidiano.
Nel tempo impiegato a fumare un pacchetto (3 ore e 40 minuti), invece, i ricercatori suggeriscono di vedere un film (il Titanic), o due partite di calcio, oppure fare del sesso ''tantrico''.
Per impiegare 1,5 giorni (il tempo di fumarsi una stecca di sigarette), infine, meglio un'opera di Wagner o una notte romantica fuori casa.


sigarette rischio malattie cardiovascolari vita persa


Sono passati svariati anni da quella lettera ed i problemi direttamente collegati al fumo sono stati sempre più rilevati e indagati.

In questi giorni BMJ ha pubblicato una meta-analisi di 55 report che hanno complessivamente considerato 141 studi di coorte. Gli autori riportano nelle conclusioni che fumare anche solo una sigaretta al giorno comporta il rischio di sviluppare malattie coronariche e ictus molto più grandi del previsto: circa la metà di quelli che ne fumano 20 al giorno.

Non esiste alcun livello sicuro di fumo per le malattie cardiovascolari. I fumatori dovrebbero mirare a smettere invece di diminuire soltanto, al fine di ridurre significativamente il rischio di queste due principali patologie.

Interessante anche il commento allo studio, contenuto nell’editoriale.

Per saperne di più:

quadratino  Time for a smoke? One cigarette reduces your life by 11 minutes
Shaw M, Mitchell R, Dorling D
BMJ 2000;320:53 (Published 01 January 2000)
OPEN ACCESS

quadratino Low cigarette consumption and risk of coronary heart disease and stroke: meta-analysis of 141 cohort studies in 55 study reports
Hackshaw A, Morris JK, Boniface S, Tang JL, Milenkovic D.
BMJ 2018; 360 :j5855; (Published 24 January 2018)
OPEN ACCESS

quadratino Just one cigarette a day seriously elevates cardiovascular risk
Johnson KC
BMJ 2018; 360 :k167; (Published 24 January 2018) Editorial
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immagine:Disegnato da Freepik
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Testo Fonte: www.aace.com
L’ “algoritmo per la gestione delle persone con diabete di tipo 2" fornisce ai medici una guida pratica che considera il paziente nella sua complessità. Originariamente redatto nel 2013, l'algoritmo è stato aggiornato con nuove terapie, approcci gestionali e dati clinici importanti. L'edizione 2018 include anche una sezione aggiornata sugli stili di vita come terapia, nonché la discussione delle classi di farmaci per obesità, ipoglicemizzanti, ipolipemizzanti e antipertensivi.
L’American Association of Clinical Endocrinologists ha recentemente pubblicato un aggiornamento di quello che viene definito l’“algoritmo per la gestione delle
persone con diabete di tipo 2".
L’algoritmo è stato sviluppato per fornire ai medici una guida pratica che considera il paziente nella sua complessità, i suoi fattori di rischio e le possibili
complicazioni, fornendo un approccio al trattamento basato su prove di evidenza.

Il progressivo difetto delle cellule beta del pancreas, che guida nel tempo il deterioramento del controllo metabolico, inizia presto e potrebbe essere presente prima della diagnosi di diabete; oltre a sostenere il controllo glicemico per ridurre le complicanze microvascolari, il documento evidenzia l’obesità e il prediabete come fattori di rischio sottostanti per lo sviluppo di T2D e le complicanze macrovascolari associate.

L’algoritmo fornisce anche raccomandazioni per la pressione arteriosa e il controllo dei lipidi, i due principali fattori di rischio per le patologie del sistema cardiovascolare (CVD).

Originariamente redatto nel 2013, l'algoritmo è stato aggiornato con nuove terapie, approcci gestionali e dati clinici importanti. L'edizione 2018 include una sezione aggiornata sugli stili di vita come terapia, nonché la discussione di tutte le classi di farmaci per obesità, ipoglicemizzanti, ipolipemizzanti e antipertensivi approvati dalla FDA (Food and Drug Administration) negli Stati Uniti fino a dicembre 2016.

Il documento riporta anche delle slide, utili per avere un’immediata sintesi delle principali raccomandazioni.

Per saperne di più:

quadratino  Consensus statement by the American Association of clinical Endocrinologists and American College of Endocrinology on the comprehensive type 2 diabetes management algorithm – 2018 executive summary
Garber AJ, Abrahamson MJ,Barzilay JI, et al.
Endocrine Practice: January 2018, Vol. 24, No. 1, pp. 91-120
OPEN ACCESS
quadratino  leggi e scarica le slide di presentazione dell'algoritmo



immagine:PracticalCures on Foter.com / CC BY
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Testo Fonte: www.annals.org
I ricercatori della University of Copenhagen, autori di un articolo pubblicato su Annals of Internal Medicine, hanno messo a confronto le linee guida di alcune tra le più importanti organizzazioni contenenti le raccomandazioni sull'utilizzo di statine per prevenire la malattia cardiovascolare aterosclerotica. Le linee guida sono state “applicate” ai pazienti eleggibili selezionati all'interno della coorte di 45mila danesi di età compresa tra 40 e 75 anni durante 10 anni di follow-up.
Le linee guida di alcune importanti organizzazioni contenenti le raccomandazioni sull'utilizzo di statine per prevenire la malattia cardiovascolare aterosclerotica sono state comparate dai ricercatori della University of Copenhagen, autori di un articolo pubblicato su Annals of Internal Medicine.

Qui di seguito le organizzazioni e l'anno di pubblicazione delle loro linee guida:
  • 2013: American College of Cardiology / American Heart Association (ACC/AHA),
  • 2014: United Kingdom's National Institute for Health and Care Excellence (NICE)
  • 2016: Canadian Cardiovascular Society (CCS), US Preventive Services Task Force (USPSTF) e European Society of Cardiology / European Atherosclerosis Society (ESC/EAS).

Lo studio osservazionale sugli eventi aterosclerotici cardiovascolari reali (infarto miocardico non fatale, malattia cardiaca coronarica fatale, ictus) è stato condotto durante 10 anni di follow-up su 45.550 danesi di età compresa tra 40 e 75 anni.

I ricercatori danesi hanno analizzato le diverse raccomandazioni contenute nelle linee guida più recenti e le hanno “applicate” ai pazienti eleggibili, per stimare il potenziale di riduzione di tutti gli eventi cardiovascolari aterosclerotici attraverso l'uso delle statine.
Nell’articolo è riportata anche un’utile tabella di confronto tra le varie linee guida per i criteri di eleggibilità dei pazienti all'uso delle statine.

La percentuale di partecipanti eleggibili per l’utilizzo di statine era:
  • 44% secondo la linea guida CCS
  • 42% da ACC/AHA
  • 40% da NICE
  • 31% di USPSTF
  • 15% di ESC / EAS
La stima percentuale di eventi cardiovascolari aterosclerotici potenzialmente evitabili con l'uso di statine su 10 anni, assumendo una riduzione del 50% del colesterolo LDL, era:
  • 34% seguendo le linee guida del CCS
  • 34% per ACC/AHA
  • 32% per NICE
  • 27% per USPSTF
  • 13% per ESC/EAS.
Nelle conclusioni si afferma che, nel confronto tra le cinque linee guida per la gestione della dislipidemia, quelle che raccomandano l’utilizzo delle statine a un maggior numero di persone potrebbero prevenire un maggior numero di eventi.

Per saperne di più:

quadratino Comparison Shopping: Guidelines for Statins for Primary Prevention of Cardiovascular DiseaseComparison Shopping: Guidelines for Statins for Primary Prevention of Cardiovascular Disease.
Mancini GBJ.
Ann Intern Med. 2018 Jan 16;168(2):145-146. doi: 10.7326/M17-2917. Epub 2018 Jan 2. No abstract available.
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quadratino Comparison of Five Major Guidelines for Statin Use in Primary Prevention in a Contemporary General Population.
Mortensen MB, Nordestgaard BG.
Ann Intern Med. 2018 Jan 16;168(2):85-92. doi: 10.7326/M17-0681. Epub 2018 Jan 2.
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